L’articolo di Milena Gabanelli e Fabio Savelli – “Strategia Amazon: ecco come si elimina la concorrenza” – pubblicato sul Corriere della Sera il 17 maggio 2020, è un esempio di giornalismo d’inchiesta di cui la nota giornalista ci ha abituati nel corso degli anni.

Questo reportage mette in evidenza, numeri alla mano, la strategia di penetrazione sul mercato europeo del colosso americano, e l’assenza di barriere nazionali – ed io aggiungerei anche individuali – a protezione della sua inarrestabile invasione.

Come si propone Amazon sul mercato?

E’ una realtà conosciuta per:

  • la sua piattaforma internet nella quale vende milioni di articoli a prezzi bassissimi,
  • l’abbonamento Amazon Prime, con il quale puoi ricevere a casa il prodotto in 24 ore ad un prezzo irrisorio (almeno lo era inizialmente), oppure puoi accedere ai suoi servizi video e serie televisive,
  • il servizio di magazzino di cui è leader globale con una quota di mercato del 33%,
  • il black friday con il quale propone super sconti per incentivare lo shopping natalizio.

In tutti questi casi il modus operandi è praticamente sempre lo stesso: prezzi bassi pur con costi di logistica economicamente insostenibili.

Con quale scopo?

Evidentemente, come sottolineato anche nell’articolo citato, con l’unico scopo di uccidere la concorrenza.

Cosa accadrà quando l’obiettivo sarà parzialmente o totalmente raggiunto?

Non serve sforzarsi di immaginare come sarà il domani, perché stiamo già assistendo alle conseguenze di questo tsunami americano.

Le tariffe dell’abbonamento Amazon Prime in Italia per esempio, sono aumentate dal 2015 ad oggi di 11 euro (+45%), passando dai 25 euro iniziali ai 36 euro di oggi.

In America sono aumentate, dal 2005 ad oggi, di 40 euro (+50%) passando dai 79 euro iniziali agli attuali 119 euro.

Viene naturale supporre che quando Amazon avrà messo al tappeto la concorrenza, potrà decidere a suo piacimento il prezzo dei prodotti in vendita.

Quanti posti di lavoro ha creato Amazon?

Si stima che in Europa negli ultimi 10 anni, nel solo comparto elettronica di largo consumo – ossia nel settore dove concorrevano realtà come Mediaworld, Trony, Unieuro, Euronics – siano stati persi quasi 200.000 posti di lavoro, di cui 150.000 rimasti inoccupati. Questo ci dovrebbe far pensare.

Quante tasse ha pagato Amazon?

Bella domanda!

Consolidando il suo bilancio in Lussemburgo non ci è dato sapere. Nel 2019 ha fatturato globalmente circa 280 miliardi di dollari e ha dichiarato di pagare tasse per 2,4 miliardi di dollari.
Nei casi in cui è stata invitata a dare qualche spiegazione, Amazon ha sostenuto di pagare poche tasse come conseguenza, sia degli ingenti investimenti per aumentare la sua quota di mercato, sia per la vendita aggressiva di prodotti a prezzi molto bassi, che a loro volta hanno ovviamente generato bassi guadagni.

Come ha potuto Amazon sostenere un investimento economico così importante?

  1. ha goduto della fiscalità agevolata di paesi come il Lussemburgo,
  2. ha ottenuto finanziamenti pubblici agevolati,
  3. ha consolidato il mercato nordamericano dove ha una quota dell’80%,
  4. infine gode del supporto delle banche che fanno a gara nell’offrirle denaro, considerato gli immensi flussi di cassa di cui è caratterizzato il suo business.

Queste sono le quattro colonne economiche portanti della corazzata Amazon, ma da molti anni si è insinuata in Europa, anche tra le fila di importanti aziende europee, l’idea che ci sia un quinto pilastro a sorreggere questo colosso.

Si tratta forse di pura fantasia ma riflettendoci bene, in fin dei conti, tanto bislacca non sembra proprio essere. Sto parlando della partecipazione attiva e ben celata del governo americano. 

Hai mai pensato ad Amazon, non come un fornitore che soddisfa con celerità le più svariate esigenze dei consumatori, ma come un gigante che sta entrando in maniera subdola nelle nostre case, nei nostri tv, pc e cellulari, condizionando così le nostre abitudini di vita?

Se fosse proprio così, ed uso il condizionale perché stiamo semplicemente seguendo il pensiero fantasioso che aleggia in Europa, pensi che la loro sia solo pura politica commerciale – diciamo così – un po’ spinta oppure anche tu credi che dietro a questa loro aggressiva presenza nel nostro quotidiano, ci sia lo zampino di qualche superpotenza?

Divertiamoci un attimo con le supposizioni e proviamo a seguire questo filone creativo.

Amazon, americano, ha ingrandito la sua attività principalmente in America e da anni anche in Europa, con l’obiettivo in futuro di mettere un bel piede in Asia.

Alibaba o Aliexpress, cinese, ha esteso il suo dominio principalmente in Asia e piano piano sta cercando di entrare in Europa.

Ci vedi qualcosa di strano in tutto questo?. Americani, cinesi, espansione, mondo, …

Pensa che Amazon è un’azienda che per anni, in America, ha realizzato ricavi record ma nonostante questo non solo non ha pagato le tasse federali o lo ha fatto con cifre ridicole, rispetto alla mole di denaro incassato, ma ha ricevuto dal governo americano milioni di dollari di rimborsi, grazie a sgravi fiscali e crediti d’imposta.

Ha prodotto negli Stati Uniti considerevoli utili, faticando però a mantenersi in attivo nel resto del mondo.

Quante aziende conosci che per anni continuano ad investire, senza incassare utili sufficienti per rimanere in piedi e per quel che sappiamo noi, senza manifestare peraltro alcun segno di insofferenza?

Osservando il ragionamento da questa angolazione, sembra evidente un “aiutino” da parte dello stato americano. Se fosse veramente così, perché mai a parer tuo il governo a stelle e strisce dovrebbe metterci lo zampino?

Spostiamoci ora sul concorrente Alibaba, anch’esso non esente da illazioni.

Iniziamo col dire che il fondatore di Alibaba è il Signor Jack Ma, che è stato anche presidente della sua azienda fino allo scorso settembre.

Uno degli uomini più ricchi del pianeta e membro del partito comunista cinese.

Sapevi che dietro alla creazione dell’app “Xuexi Quiagguo” che significa in altre parole “studio per rendere la Cina forte”, utilizzata per propaganda politica, sembra esserci proprio il grande colosso Alibaba?

Anche qui parliamo di un forte legame statale. Curioso no?

Sorge quindi spontanea una domanda che porta con sé tante sfumature di pensiero.

Queste due super potenze economiche e militari, America e Cina, che da qualche decennio si stanno contendendo il presente ma soprattutto il futuro economico del mondo, hanno per caso compreso che per espandere i loro interessi sull’intero pianeta uno scontro armato sarebbe stato distruttivo per tutti, mentre un’operazione commerciale, entrando nelle teste del popolo, poteva portare invece ad una conquista silente del globo senza apparente spargimento di sangue?

E se fosse proprio cosi, queste potenti nazioni sceglieranno di dividersi equamente i territori di conquista, senza pestarsi più di tanto i piedi oppure lo scontro “fisico” è solo questione di tempo, con un conseguente quanto inevitabile impatto globale devastante?

Fantasie, congetture o cruda realtà?

Lascio a te le valutazioni del caso, ognuno di noi è fortunatamente ancora libero di scegliere o almeno così crediamo.

Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. 
Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio”

 
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